In Europa con il capitale sociale delle nostre comunità

L’Europa di oggi vive un presente fatto anche di disuguaglianze sociali e crisi economica, di egoismi e xenofobie, di rappresentanze politiche inaridite e nuovi poteri oligarchici.

Questa non è l’Europa in cui abbiamo creduto.

Per ritrovare il senso del sogno europeo dobbiamo tornare a essere audaci e rilanciare la sfida di un’Europa come comunità di persone e di popoli.

C’è ancora molto da fare e lo faremo, perché l’Europa ci guida e ci sostiene. I fenomeni di marginalità e spopolamento colpiscono duramente decine di “aree interne” e di piccoli Comuni anche nel nostro Paese, soprattutto al Sud. In tutta Europa questa tendenza genera impoverimento e diseguaglianze e porta con sé una serie di preoccupanti fenomeni sociali: intolleranza verso le diversità, desiderio di comunità chiuse, domanda di poteri forti, sfiducia nelle istituzioni e negli esperti.

L’Unione Europea è costantemente impegnata nel favorire la coesione territoriale tra le sue diverse aree e oggi coinvolge attivamente le comunità nei processi che riguardano il loro futuro. Tuttavia, per dissolvere il rischio di permanente sottosviluppo strutturale del nostro Sud, occorre fare di più. 

Dobbiamo rafforzare e mettere a frutto il grande capitale sociale delle nostre comunità locali. Serve più cooperazione, più fiducia, più rispetto delle norme, più reti sociali su cui costruire il nostro nuovo futuro in Europa.

Perché siamo chiamati a invertire quella tendenza che troppo spesso vede il Meridione d’Italia come fanalino di coda d’Europa, afflitto da disoccupazione giovanile e femminile, bassi redditi, nuova emigrazione, precarietà del lavoro e inquinamento.

Per questo è urgente combinare in modo non contraddittorio territorio, economia, tecnologia, capitale sociale e ambientalismo.

Produzione e consumo dovranno essere organizzati in modo da accogliere i paradigmi della nuova economia circolare che è sociale, inclusiva, responsabile.
Si può fare e con grande vantaggio per tutti.

Possiamo ottenere grandi risultati anche partendo dalle piccole cose, se queste sono ispirate da grandi valori. Se ad esempio, immaginiamo il rifiuto come un bene comune, come materia prima da rigenerare per creare ricchezza da reinvestire in azioni di sviluppo locale, allora diventa possibile affrontare il futuro con una visione più ottimistica.

Non propongo un’utopia, ma pratiche innovative di sviluppo locale, come ad esempio le cooperative di comunità che migliorano il benessere e la qualità della vita delle persone valorizzando il capitale umano, le risorse locali dormienti e il capitale relazionale.

L’obiettivo è chiaro: rigenerare il tessuto socio-economico, fornire lavoro a cittadini disoccupati, favorire un accesso universale alla qualità dei servizi fondamentali.

L’Europa in cui credo è l’Europa dei Comuni, dei territori e delle comunità, dentro un’idea di benessere che sappia comprendere e far partecipare ogni persona, libera da muri e diseguaglianze, centrata sulla dignità del lavoro e la re-distribuzione della ricchezza privata e comune.

Il futuro dell’Italia è in Europa.
Con il tuo voto, il nostro Paese può tornare a essere un grande attore globale, al centro del Mediterraneo, come cuore di una nuova Europa.

Il 26 maggio 2019 vota

Partito Democratico

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STOMEO IVAN